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Il Graffio
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16/02/2007

SAVONA: FIAMMA TRICOLORE RICORDA LE FOIBE

 

Sabato 17 Febbraio a Savona: conferenza sul tema "Foibe: Martiri dimenticati". Introduzione di Giampaolo Pellegrino (Fiamma Tricolore) e relazione del dott. Marco Pirina (ricercatore, storico, presidente del Centro Studi e Ricerche storiche "Silentes Loquimur" di Pordenone. L'incontro, organizzato dalla Fiamma Tricolore, si terrà alle ore 17 presso la Sala Consiliare del Comune di Savona in piazza Sisto IV.
Info: www.fiammatricolore.net oppure www.fiammaliguria.it

 

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16/02/2007

IL PIETRIFICATORE IN CATTEDRA

 

Ippolito Edmondo Ferrario, il serial writer più giurassico del Ponente ligure incontra gli studenti delle scuole medie di Masone.

Comune di Masone (GE), venerdì 16 febbraio 2007, ore 10.00

 

Ai cattivi maestri lo scrittore Ippolito Edmondo Ferrario ha sempre preferito i “Cattivi tenenti”, tanto per dirla alla Harvey Kaitel. Ma se un manipolo di pargoli, seppur cresciuti, reclama la presenza del pietrificatore in cattedra, lui non si tira certo indietro di fronte alla pedagogica missione intellettuale.

 L’argomento che attanaglia le giovani e fresche menti degli studenti delle scuole medie di Masone è l’omnipresente processo per stregoneria di Triora di cui il novello  scrittore-pietrificatore conosce vita, morte e miracoli.

La saga stregonesca che ormai perseguita il sempre più insofferente noirista milanese si concluderà

- così spera il poveretto- con l’incontro di Masone dove tenterà, da buon illuminista, di far luce su una della pagine della storia ponentina più inique e oscure.

Forte della sua verve orami prossima al tracollo, Ferrario illustrerà alla meglio e alla peggio gioventù, i fatti trioresi del 1587 e non mancherà di fare una personale incursione sui truci retroscena sui quali si fonda il noir “Il pietrificatore di Triora” (Frilli Editori, 300 pag., 11.50 euro) il thriller più diseducativo degli ultimi mesi.

Confidando che gli studenti non lo defenestrino durante l’incontro, lo scrittore conta poi di incontrare i suo fedelissimi e cameratissimi fans il giorno successivo a Bordighera e la domenica seguente al castello di Apricale per l’efferato interrogatorio di cui sarà protagonista.

 

Info www.triora.org www.ippolitoedmondoferrario.it e-mail maestrale1976@hotmail.com

 

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15/02/2007

NUOVA LEGGE SULLA DROGA :

ERA PROPRIO NECESSARIA?!

 

 

A Novembre è stata approvata la nuova legge in merito al quantitativo di cannabis detenibile ad esclusivo uso personale, che può essere consumato e che sale da 500 a 1000 milligrammi. Un netto cambio di rotta da parte del nuovo esecutivo, che lascia intendere la volontà di percorrere la strada dell’antiproibizionismo tout-court.

Il problema della droga e della tossicodipendenza in Italia, è un problema molto sentito, che tocca migliaia di giovani (e di famiglie), che ogni anno devono far fronte ai problemi derivati da questo consumo in costante aumento. Molti – tra cui vari antiproibizionisti d’ogni risma - insistono sul fatto che la “canna” non è equiparabile ad altre forme di droga pesante; proviamo a credergli, ma quanti, realmente, possono affermare con certezza che pochi sono quelli che dal consumo di semplice cannabis non passano all’uso di altre sostanze meno “leggere”? Vi sono dati statistici che confermerebbero questa teoria? Sarebbe curioso saperlo.

Mentre la precedente legge prevedeva anche l’arresto nel caso in cui un individuo fosse sorpreso con un quantitativo ascrivibile al solo uso personale, con questa nuova norma si mira a non considerare più nemmeno tale uso come passibile di reato.
A quale pro? Si tenta davvero di tutelare la libertà individuale? Si può pensare che non esiste nessuna differenza tra una quantità e l’altra in termini di effetti sulla mente? Certo, per chi, come si è detto prima, vede una differenza tra droga e droga, probabilmente questo nuovo corso viene accettato come un passo in avanti verso la libertà di scelta, ignorando che, invece, potrebbe essere un piccolo salto verso la “olandesizzazione” della nostra società (basti vedere di quali “valori” si nutre la società olandese), per altri, come noi, non è altro che un passo verso l’inciviltà, non verso il progresso morale, etico e spirituale cui l’uomo dovrebbe aspirare.

La cultura della droga, sotto qualsiasi forma essa si realizzi, è una cultura negativa, che non ha mai portato niente di propositivo e positivo né per chi la consuma né per chi sta vicino alle persone che l’assumono.
La cultura della droga, è la cultura con la quale la gioventù viene “rimbambita” e ridotta a strumento di infami spacciatori che arricchiscono le loro tasche attraverso lo smercio(spesso ad alti costi). La cultura della droga è quella che alimenta la criminalità (extracomunitaria e non solo), il degrado attraverso lo spaccio, dove sempre più spesso si vedono interi quartieri in mano a bande di delinquenti e dove la cittadinanza si sente inerme di fronte a quest’orrore.

Il problema della droga, è un problema che andrebbe risolto con maggiore impegno culturale e politico, attraverso messaggi che dovrebbero invitare a non interessarsi ad essa, non inventando leggi che ne normalizzano la detenzione di conseguenza il consumo stesso. Di fronte a tali iniziative, il giovane che normalmente ne fa uso (o chi non lo fa ancora, ma ha l’intenzione), non penserà certo che smettere sia la strada migliore per salvaguardare il proprio fisico, il proprio cervello e pure il portafoglio.

Noi crediamo in uno Stato che sappia essere esempio per la comunità e in particolare per i giovani - l’avanguardia del futuro - ed essere esempio non significa trasmettere ai ragazzi l’idea che: “Va bene, pur che non superi una determinata dose”, ma insegnargli che non esiste nessuna droga, in nessuna dose, che possa dargli benessere e che essa non va sostituita ai modelli di vita o a modus vivendi giusti tramandatici dai nostri avi, oggi dimenticati e soppiantati da valori di plastica e disumani.
In sostanza combattere la droga e soprattutto la cultura della droga è un dovere morale, non solo nostro, ma di chiunque indirettamente o direttamente si sente toccato. Normative che approvino l’uso, purché sia limitato a sottodosi, non ci piacciono né ci piaceranno mai, perché non ci piace che passino certi messaggi, perché noi desideriamo una gioventù libera e forte, che creda nei valori degni di una sana civiltà e non corrotti di chi vuole la sua anima, curando soltanto i propri fini.

 

Diretto al Cuore - bollettino informativo FN Torino   

                                                                                                          direttoalcuore@libero.it

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10/02/2007

10 FEBBRAIO : NOI NON DIMENTICHIAMO!

 

Sanremo: le iniziative della  LEGIO MATUTIA per commemorare i martiri delle foibe

Alla fine della Seconda guerra mondiale, a Trieste e nell'Istria (sino ad allora territorio italiano) si è vissuto l'inizio di una tragedia: la "liberazione" avvenne ad opera dell'esercito comunista jugoslavo agli ordini del maresciallo Tito.
350.000 italiani abitanti dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia dovettero scappare ed abbandonare la loro terra, le case, il lavoro, gli amici e gli affetti incalzati dalle bande armate jugoslave. Decine di migliaia furono uccisi nelle Foibe o nei campi di concentramento titini. La loro colpa era di essere italiani e di non voler cadere sotto un regime comunista.
Trieste, dopo aver subito più di un mese di occupazione jugoslava, ancora oggi ricordati come "i quaranta giorni del terrore", visse per 9 anni sotto il controllo di un Governo Militare Anglo-americano, in attesa che le diplomazie decidessero la sua sorte.
Solo nell'ottobre del 1954 l'Italia prese il pieno controllo di Trieste, lasciando l'Istria all'amministrazione jugoslava.
E solo nel 1975, con il Trattato di Osimo, l'Italia rinunciò definitivamente, e senza alcuna contropartita, ad ogni pretesa su parte dell'Istria, terra italiana sin da quando era provincia dell'Impero romano.
Le Foibe sono cavità naturali o miniere scavate nella roccia che per migliaia di Italiani sono divenute delle macabre tombe a cielo aperto. I giustiziati venivano portati sull’orlo della fossa e, incatenati uno all’altro, venivano fucilati o mitragliati; i proiettili però, non colpivano tutti i poveri sventurati e coloro che morivano sul colpo trascinavano nella Foiba gli altri prigionieri ancora vivi, i quali morivano di stenti dopo ore o addirittura giorni. Altri malcapitati, invece, prima di essere gettati nelle Foibe, venivano  seviziati, torturati, e le donne stuprate. In totale furono 100mila circa le vittime di questo genocidio perpetrato dai comunisti jugoslavi con la collaborazione di partigiani italiani.
Il 10 febbraio è il giorno che l'Italia dedica alla memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle Foibe e dell’Esodo dalle loro terre degli Istriani, Fiumani e Dalmati.
In occasione di tale  ricorrenza , istituita con  Legge 30 marzo 2004, n.92, e denominata «Giorno del ricordo», la Legio Matutia organizza una serie di iniziative per divulgare e commemorare questo triste anniversario per l’Italia.

Giovedì 8 e  Venerdi 9 Febbraio:
dalle ore 10 fino alle ore 19, Largo Rigolè (Via Matteotti,di fronte al cinema Centrale) banchetto della Legio Matutia con illustrazioni e documenti sulle Foibe. Verranno raccolte firme per chiedere all’amministrazione comunale di istituire un monumento in ricordo dei Caduti delle Foibe.

Sabato 10 Febbraio:
ore 10,30  via Roma davanti al monumento ai caduti, COMMEMORAZIONE  in onore dei Caduti delle Foibe.
ore 11 ritrovo in via Martiri delle Foibe (sovrappasso di via S. Francesco) con deposizione di corone.
Dalle ore ore 15 alle 19 banchetto legionario in Largo Rigolè.

ilgraffio.netfirms.com

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01/02/2007

PERCHE’ SI TACE SUI MALATI DI GUERRA ?

  

L’invio dei nostri militari in Iraq è stato progettato come Missione di pace e aiuto al popolo iracheno. Prescindendo dal fatto che in Iraq non vige la pace, bensì una guerra che non avrà mai fine, come è dimostrato ogni giorno dai continui attacchi suicidi dei kamikaze ai civili e ai militari stranieri, compresi anche gli italiani seppure in numero minore, perché si tacciono le conseguenze dell’uranio impoverito che gli Usa e la Gran Bretagna hanno usato a profusione e i nostri militari ne sono stati contagiati al punto da ammalarsi di cancro e leucemia ?

Sebbene il governo ne fosse a conoscenza mise il veto ai giornalisti e alle televisioni di trattare questo argomento. Nessuno doveva sapere che il soldati reduci dall’Iraq che hanno partecipato all’operazione “Antica Babilonia”, una trentina circa, stanno morendo e col passare del tempo il numero aumenterà. 

Ora che è troppo tardi sembra ventilata la creazione di una commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito ma, come al solito, tutto passerà sotto silenzio e tutto tornerà nel limbo.

Ma non solo in Iraq, ma pure il sud del Libano sarebbe contaminato da tracce di uranio impoverito, residuo degli ordigni sparati da Israele durante il recente conflitto. Ora aumenta la preoccupazione per i nostri militari impegnati su quel fronte.

Alcuni esperti dell’Ecrr, il Comitato europeo per i rischi sulla radiazione, avevano confermato tracce di uranio ritrovate a Khiam, nei pressi del settore centrale della Linea blu che separa il Libano da Israele, erano elementi che avevano la loro origine in reattori nucleari.

Secondo la testimonianza rilasciata da un caporale dell’Esercito della Brigata “ Pozzuolo del Friuli” , l’unità italiana che guida la missione Leonte in Libano, i nostri militari sono sprovvisti di qualsiasi equipaggiamento in grado di proteggerli dalla contaminazione da uranio impoverito. Dispongono di maschere anti-NBC, tute ad hoc, occhiali, maschere particolari ma non le hanno mai utilizzate e non sono a conoscenza di zone di contaminazione da uranio, dato che non se ne parla in verità.

Ma se le forze politiche e militari sono reticenti sull’argomento uranio, Falco Accame, ex presidente della commissione Difesa della Camera e attuale presidente dell’Anavafaf ( associazione delle vittime appartenenti alle Forze armate) è stato uno dei primi a dare l’allarme sulla possibile contaminazione da uranio della zona meridionale del Libano. Inoltre Accame richiede per i nostri militari la validità del principio di precauzione, sottolineando l’assurdità di attendere che la diplomazia israeliana dia le mappe delle bombe che ha disseminato in Libano per prendere provvedimenti. Il presidente Accame ha fatto notare che, fino a qualche mese fa, gli israeliani hanno negato di aver utilizzato armi non convenzionali, però poi si è scoperta la notizia delle tracce di radioattività riscontrate in due siti a sud del paese arabo.

Ora sta crescendo tra l’opinione pubblica l’esigenza di una spiegazione da parte dello Stato sul caso uranio impoverito e i rischi correlati per i nostri militari.

Non sono sufficienti le due Commissioni Mandelli che hanno decretato, molto superficialmente, la non correlazione tra l’incidenza di forme tumorali e di altre patologie con questo elemento radioattivo. Se da un lato vi sono persone che tentano di informare e prevenire, da altra parte è sceso un sipario che fa di tutto per evitare di rispondere e celare la verità.

Ed i nostri militari si ammalano e muoiono per l’indifferenza di chi li dovrebbe proteggere.

 

ERCOLINA  MILANESI